In epoca romana, il cinghiale era apprezzato per la sua carne e veniva considerato una prelibatezza culinaria. I Romani utilizzavano la carne di cinghiale per preparare piatti pregiati e raffinati che erano particolarmente apprezzati nelle occasioni speciali e nei banchetti.
Durante il medioevo l’apprezzamento per la carne di cinghiale continuò a crescere, soprattutto tra le classi nobili, che la consideravano un simbolo di status e ricchezza.
Il cinghiale, però, non era riservato solo alle classi nobili, ma rappresentava anche un’importante fonte di cibo per le comunità locali nelle zone rurali. La caccia al cinghiale era dunque una pratica comune e anche un’attività importante per il controllo della popolazione di questi animali selvatici.
Nel corso dei secoli la tradizione culinaria legata al cinghiale si è consolidata grazie alla diffusa presenza di questo animale in natura. In Oltrepò Pavese è diventato parte integrante della cucina tradizionale e viene utilizzato per la preparazione di piatti apprezzati dai palati più esigenti.
In Oltrepò Pavese piace così
La tradizione gastronomica del cinghiale è molto diffusa nell’Oltrepò Pavese come in altre regioni d’Italia, in particolare Toscana, Umbria e Marche, dove viene cacciato per la sua pregiata carne molto saporita e gustosa, ma anche magra. Protagonista di molte ricette la carne di cinghiale, essendo fibrosa e magra, richiede cotture prolungate come umidi, sughi e stufati, ma è anche utilizzata per insaccati. Uno dei piatti tipici della gastronomia è il cinghiale in umido, cotto a lungo in un sugo a base di pomodoro carota sedano cipolla vino rosso e aromi. Questo piatto viene spesso accompagnato da polenta o patate al forno.
Un altro piatto molto diffuso sono le pappardelle al sugo di cinghiale, ovvero tagliatelle fatte in casa servite con un sugo a base di carne di cinghiale, pomodoro, vino rosso, carota, sedano, cipolla e aromi. Il cinghiale, inoltre, viene utilizzato anche per la preparazione di salumi come la salsiccia di cinghiale, il prosciutto di cinghiale e il salame di cinghiale.
L’abbinamento ad un piatto a base di cinghiale richiede sicuramente un vino rosso: i sapori complessi e decisi della carne di cinghiale hanno bisogno di un vino Oltrepò Pavese strutturato, come un Barbera o un Buttafuoco.
Una carne da esaltare
La marinatura giova sempre a questo tipo di carne: può essere più o meno prolungata in base all’età dell’animale. Basterà qualche ora per un cinghiale giovane sino a 2-3 giorni per un esemplare più adulto.
Il cinghiale è un animale selvatico che vive allo stato brado e che si nutre di piante e dei frutti della foresta, il che rende la sua carne molto saporita ma anche piuttosto forte e intensa. La marinatura, quindi, aiuta ad ammorbidire e addolcire la carne rendendola più tenera e meno fibrosa. Ma questa tecnica è anche un modo per aggiungere sapore alla carne conferendole un sapore più intenso e speziato, contribuendo al tempo stesso a ridurre l’odore forte della carne di cinghiale.
Caratteristiche e proprietà
Il cinghiale è da sempre apprezzato a tavola per il suo sapore che combina la peculiarità della carne suina con quelle della cacciagione. La varietà nella dieta, sia per animali selvatici che allevati allo stato brado e semibrado, può influenzare le caratteristiche organolettiche della carne. Dal punto di vista nutrizionale la carne di cinghiale è una buona fonte di proteine, contiene una bassa quantità di grassi e un notevole contenuto di minerali.